Il condannato

Vi pongo davanti un caso che mi sta a cuore.

“Tookie” Williams, di cui non ho mai saputo nulla se non l’altro ieri quando sono venuto a conoscenza della imminente esecuzione della sua condanna a morte.

Tre link: Repubblica.it, Nessuno Tocchi Caino e un altro link sempre a Nessuno Tocchi Caino. Se vi interessa potrete trovare anche altro.

Ricordiamolo nella speranza che non venga eseguita questa condanna.

Luca

6 Responses to “Il condannato”

  1. ultrotter Says:

    Me lo auguro anche io, per Tookie e anche per tutti quelli nella sua situazione… Purtroppo pare che il suo annullamento sia molto improbabile… :(

  2. kuri Says:

    L’idea stessa di una giustizia che utilizza come arma per la prevenzione del crimine l’uccisione dei colpevoli e’ indigesta, soprattutto per noi cittadini del ventunesimo secolo.

    Se a questo aggiungiamo l’incertezza, che esiste sempre, sulla colpevolezza o meno del condannato, sono misure che appaiono sempre piu’ estreme, e che ci colpiscono fortemente.

    E’ ovvio che quando si tratta di una personalita’ importante la notizia giri di piu’; non scordiamoci che il problema non e’ in questa esecuzione piuttosto che nei 648 prigionieri nel braccio della morte.

    Fabio

  3. otto Says:

    Io non mi sento del tutto contrario in linea di principio. Se però poi penso ai criteri aplicativi…

    Sicuramente NO alla pena di morte se non vi è certezza assoluta e provata delle resposabilità. Troppi errori giudiziari.

    Questo già riduce talmente tanto le possibilità di applicazione che converrebbe direttamente eliminarla.

    Tra tutti i casi rimasti… Magari col tempo potrebbe redimersi… Uccidere qualcuno che potrebbe redimersi anche se si potrebbe semplicemente incarcerarlo significa giudicare su qualcosa che non conosciamo.

    Questo vale per quasi tutti i criminali meno quelli che sono evidentemente degli psicopatici (cito il caso dell’assassino-stupratore di Biella).

    è evidente che per questi un ravedimento è quantomeno improbabile.

    Però, se sono matti, la loro responsabilità soggettiva è limitata (o nulla, secondo alcuni ragionamenti). quindi equivarrebbe ad uccidere un inconsapevole… punire qualcuno che non ha deciso di agire o no… Punire un matto è un modo di impedirgli di fare di nuovo del male agli altri piuttosto che insegargli qualcosa o metterlo di fronte alle sue responsabilità… Ucciderlo sarebbe un modo per placare la rabbia contro i suoi crimini, non per fare giustizia.

    In conclusione, anche partendo da un pensiero che non esclude la pena di morte si scopre comunque la sua inattuabilità, principalmente a causa dei limiti dei giudici. Se qualcosa è inattuabile forse conviene, nella pratica quotidiana, rinunciarci.

  4. otto Says:

    P.S. Ho paura che la condanna non possa essere evitata.

    C’è comunque un’altro modo per contrastare la pena di morte: Lottare per prevenire i crimini PRIMA che vengano commessi.

  5. Luca Says:

    Penso invece che la pena di morte sia totalmente al di fuori della giustizia.

    L’unico motivo per cui si possa ammettere la morte di un’altra persona è quando sussiste l’impossibilità di “neutralizzarla” diversamente. Ora questo è ancora vero per la legittima difesa, dunque nei riguardi della difesa dell’innocente contro il colpevole al momento dell’atto omicida.

    Tuttavia, nella società in cui viviamo, questo non è più ammissibile per quato riguarda il momento successivo all’atto, anche se portato a termine, perché se si arresta il colpevole - cosa da augurarsi - noi possediamo abbondanti strumenti, come l’ergastolo, per neutralizzarlo in maniera non violenta.

    Ricordiamoci che i diritti dell’uomo sono inviolabili e non si perdono nemmeno a causa di un atto compiuto contro di essi.

  6. fr. Bit’s blog » Blog Archive » Pena di morte Says:

    […] Dopo l’inizio degl’esami riprendo con un argomento che mi è a cuore (già su quaqua.net avevo sollevato l’argomento dopo l’esecuzione di “Tookie”). […]

Leave a Reply